Di partenza
Fabrizio Valenza
Si fece tutte le scale, fino al secondo piano. Quando spuntò nel rettangolo dell'ingresso ancora aperto, lo vide lì, a guardarsi attorno con una certa confusione mentale. Elegante come sempre, con quel doppiopetto e i suoi capelli completamente bianchi.
     Matteo fece un giro su se stesso con un'ultima occhiata vaga e poi la vide.
     “Emma!” esclamò. Aveva il tono di un tacito rimbrotto.
     Lei si appoggiò allo stipite. Cinquanta scalini, forse meno, erano sufficienti a fiaccarla. “Cosa fai, Matteo?”
     “Non lo trovo più, Emma”. Aprì le braccia e le fece ricadere ai fianchi, con spalle curve.
     Emma entrò e andò ad appoggiarsi allo sgabello della cucina che dava nel soggiorno. Sospirò e gli sorrise, guardandolo come il sole al tramonto, uno di quelli in fondo al mare.
     “Che importanza ha?” gli chiese infine.
     “Come?” fece lui. “C'era scritto tutto... i nostri anni migliori, le mie vicende con gli editori. Tutto”. Una pausa. “Il libro che non ho mai pubblicato, Emma”.
     “È così importante?” gli domandò ancora.
     Lui non seppe cosa rispondere. Si vedeva bene quanto lo fosse, in realtà. Anche lei lo sapeva. I suoi romanzi avevano mostrato solo la superficie brulla di un animo profondo. Il resto del suo mondo era racchiuso in quel diario che non trovava più. Strano a dirsi, lo aveva perso quella mattina.
     Emma andò a prendergli una mano, sicura che il suo tocco l'avrebbe tranquillizzato. 
     “Dobbiamo partire” gli sussurrò. “A loro basterà il tuo racconto. Fidati!”
Copyright 2011 Fabrizio Valenza